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Visti e relocation in Italia

Visto per nomadi digitali e lavoratori da remoto in Italia

Il visto nomadi digitali Italia per lavoratori da remoto altamente qualificati: requisiti di reddito e assicurazione, permesso di soggiorno e documenti.

Vernazza, la costa delle Cinque Terre
Visti e relocation in Italia

L’Italia ha aperto una via dedicata ai lavoratori da remoto altamente qualificati con il decreto interministeriale del 29 febbraio 2024. Il visto per nomadi digitali consente a un professionista extra UE di vivere in Italia lavorando a distanza, come dipendente o come autonomo, per imprese non necessariamente stabilite in Italia. Sta fuori dalle quote annuali e si fonda su reddito, assicurazione e un titolo che le autorità accettano.

A che cosa serve questo visto

La via si adatta ai professionisti extra UE altamente qualificati che svolgono il proprio lavoro a distanza, con strumenti digitali, per un datore di lavoro o per clienti in qualsiasi parte del mondo. Comprende sia i lavoratori da remoto dipendenti sia gli autonomi, ed è pensata per soggiorni superiori a novanta giorni.

I requisiti principali

Il richiedente dimostra un titolo del tipo richiesto per il lavoro altamente qualificato, una laurea di almeno tre anni o, in sua vece, un’esperienza professionale qualificante. La soglia di reddito è fissata al triplo del livello di esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria, che le indicazioni ufficiali recenti collocano poco sotto i 28.000 euro l’anno, in aumento quando arrivano anche il coniuge o i figli. In aggiunta il richiedente dispone di un’assicurazione sanitaria valida su tutto il territorio italiano per l’intero soggiorno, documenta un alloggio idoneo, dimostra almeno sei mesi di esperienza pregressa nell’attività da svolgere e possiede un contratto di lavoro da remoto o di collaborazione, oppure un’offerta vincolante. L’importo preciso del reddito va confermato sulla soglia in vigore al momento della domanda.

Nessuna quota e nessun nulla osta

A differenza del lavoro subordinato ordinario, questa via sta fuori dal decreto flussi e non richiede alcun nulla osta. La domanda va direttamente al consolato italiano, il che rende la procedura più breve rispetto alle vie che passano dal datore di lavoro.

Visto e permesso di soggiorno

Il visto si chiede al consolato, con una dichiarazione firmata dal datore di lavoro tra i documenti, e un visto turistico non si trasforma in questo permesso una volta in Italia. Dopo l’ingresso il richiedente chiede il permesso di soggiorno alla Questura entro otto giorni lavorativi. Il permesso è rilasciato per un massimo di un anno e rinnovato di anno in anno finché le condizioni permangono, e i familiari ottengono permessi della stessa durata. Una volta residente, il titolare ottiene il codice fiscale, il nomade digitale autonomo apre la partita IVA e si iscrive alla previdenza, mentre il dipendente da remoto di un’impresa estera assolve gli obblighi fiscali e contributivi italiani dove si applicano.

Documenti e titolo

Il titolo e i documenti a sostegno vanno legalizzati o apostillati e tradotti in italiano da un traduttore giurato. Quando il titolo è accademico, una Dichiarazione di Valore o un attestato CIMEA lo allinea agli standard italiani. Prepararli prima della domanda tiene la procedura sul binario giusto.

Come ti assistiamo, dall’estero e in Italia

Verifichiamo se il tuo profilo soddisfa i requisiti di titolo e di reddito, prepariamo e traduciamo i documenti e, dove serve, otteniamo la Dichiarazione di Valore o prepariamo la pratica per il CIMEA. Seguiamo poi il visto e il permesso di soggiorno, così il trasferimento è gestito da un solo team dall’inizio alla fine.

Riferimenti normativi: Articolo 27, comma 1, lettera q-bis, del Testo Unico sull’Immigrazione (decreto legislativo 286/1998), introdotta dalla legge 28/2022, decreto interministeriale del 29 febbraio 2024 e criteri di qualificazione dell’articolo 27-quater.

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Ci parli del suo lavoro, del suo reddito e del suo titolo. Verifichiamo i requisiti, prepariamo i documenti e seguiamo il visto fino al permesso di soggiorno.

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