La Carta Blu UE in Italia
La Carta Blu UE Italia per professionisti extra UE altamente qualificati: requisiti, documenti e procedura, con assistenza dall’estero e in Italia.

L’Italia offre prospettive solide ai professionisti altamente qualificati che vogliono costruire una carriera in un mercato europeo competitivo. La Carta Blu UE è la via pensata per loro, un unico permesso che unisce un impiego altamente qualificato, pieni diritti di lavoro, un ricongiungimento familiare più rapido e la mobilità nell’Unione europea. Ottenerla non è automatico e la documentazione va preparata in modo corretto, e per tempo, prima del trasferimento.
Che cos’è la Carta Blu UE
La Carta Blu UE è un permesso di soggiorno e di lavoro riservato ai professionisti extra UE altamente qualificati. Il titolare assume un ruolo specialistico in Italia, gode della stessa retribuzione e delle stesse condizioni di lavoro dei dipendenti italiani, è raggiunto dai familiari stretti con una procedura di ricongiungimento più rapida e, trascorso un periodo stabilito, si sposta in altri Paesi dell’Unione. Per i settori a corto di specialisti, dalla sanità all’ingegneria, dall’informatica alla finanza, la Carta Blu è diventata il canale principale per reclutare talenti dall’estero.
Il quadro normativo
Lo strumento nasce con la direttiva 2009/50/CE del Consiglio, recepita in Italia con il decreto legislativo 28 giugno 2012 n. 108. L’Unione europea ha poi sostituito la disciplina originaria con la direttiva (UE) 2021/1883, attuata in Italia con il decreto legislativo 18 ottobre 2023 n. 152. La riforma ha riscritto l’articolo 27-quater del Testo Unico sull’Immigrazione, decreto legislativo n. 286/1998, allargando la platea dei richiedenti, abbreviando le procedure e alleggerendo i criteri di ammissione. Una circolare congiunta del Ministero dell’Interno e del Ministero del Lavoro del 28 marzo 2024 indica come applicare le nuove disposizioni.
Chi ha i requisiti
Il riconoscimento come lavoratore altamente qualificato si fonda su una di diverse condizioni. La via ordinaria è un titolo di istruzione superiore rilasciato al termine di un percorso di almeno tre anni da un istituto riconosciuto nel Paese di origine. Chi esercita una professione regolamentata soddisfa invece i requisiti del decreto legislativo 6 novembre 2007 n. 206. La riforma del 2023 ha aperto la Carta Blu anche alla sola esperienza, quando cinque anni di esperienza professionale pertinente, di livello paragonabile a un titolo terziario, sostituiscono la laurea, e i dirigenti e gli specialisti nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione si qualificano con tre anni di esperienza maturati nei sette precedenti. L’allargamento è stato pensato per colmare la carenza di competenze nel mercato italiano e raggiungere specialisti prima esclusi per la mancanza di un titolo universitario.
Perché il titolo va prima validato
Un titolo estero non parla da solo in una procedura italiana. Una laurea conseguita fuori dall’Unione europea va validata con una Dichiarazione di Valore, rilasciata dal consolato italiano nel Paese in cui il titolo è stato conseguito, oppure con un attestato di comparabilità del CIMEA. La Dichiarazione di Valore riporta gli elementi essenziali del titolo, l’attestato CIMEA ne valuta la comparabilità con gli standard italiani. Ogni documento estero viene poi legalizzato, o apostillato, e tradotto in italiano da un traduttore giurato. Questi passaggi si compiono nel Paese di origine, prima del trasferimento, ed è qui che la maggior parte delle domande si inceppa, perché una pratica messa insieme tardi, o senza i certificati giusti, porta a ritardi e dinieghi.
L’offerta di lavoro e il ruolo del datore
La Carta Blu si fonda su un’offerta di lavoro concreta. Il datore di lavoro italiano chiede il nulla osta per via telematica sul portale del Ministero dell’Interno, con l’identità digitale SPID e il modulo dedicato. Il contratto dura almeno sei mesi, dove la soglia precedente era di dodici, e la retribuzione non è inferiore al livello fissato dal contratto collettivo nazionale e in ogni caso alla retribuzione media annua lorda rilevata dall’ISTAT, intorno ai 27.000 euro. Prima della domanda il datore consulta il Centro per l’Impiego per verificare l’indisponibilità di un lavoratore già presente in Italia e ottiene l’asseverazione di un consulente del lavoro, di un commercialista o di un avvocato che conferma la conformità del contratto a ogni requisito di legge. Un punto di forza dello strumento è la sua collocazione fuori dal decreto flussi, il tetto annuale all’immigrazione per lavoro.
Validità , famiglia e mobilità in Europa
Il permesso dura due anni con un contratto a tempo indeterminato, oppure quanto il contratto a termine più tre mesi. Il ricongiungimento familiare è semplificato, così il coniuge, i figli minori e i parenti a carico ottengono un permesso per motivi familiari, e quando le due domande sono presentate insieme la famiglia arriva nello stesso momento, senza il periodo di attesa applicato in passato. I familiari che già vivono in un altro Stato membro si trasferiscono in Italia senza un nuovo visto di ingresso. Una volta stabiliti, convertono il loro permesso per lavoro, subordinato o autonomo, o per studio. Dopo cinque anni di soggiorno legale nell’Unione europea il titolare chiede il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo, e dopo diciotto mesi in Italia si sposta in un altro Stato membro per un impiego altamente qualificato senza una nuova Carta Blu.
Cambio di datore, lavoro autonomo e perdita del lavoro
Nei primi dodici mesi di impiego regolare, ridotti dai due anni della disciplina precedente, il titolare della Carta Blu non passa a un ruolo estraneo alla categoria altamente qualificata, e il cambio di datore richiede l’autorizzazione preventiva dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro, che ha quindici giorni per decidere prima che il silenzio valga come assenso. Il titolare svolge anche attività di lavoro autonomo accanto al ruolo qualificato, una volta ottenuta la licenza eventualmente necessaria. In caso di perdita del lavoro conserva il diritto di restare in Italia per almeno un anno per cercare una nuova occupazione.
Una via più rapida per alcuni datori di lavoro
I datori di lavoro che sottoscrivono un protocollo di intesa con il Ministero dell’Interno, o che aderiscono a Confindustria nell’ambito dell’accordo quadro già in vigore, accedono a una procedura più veloce. La comunicazione semplificata sostituisce il nulla osta ordinario e riduce l’attesa a due o tre settimane, contro i due o tre mesi della via standard. Gli obblighi di legge e di contratto restano gli stessi, e il loro mancato rispetto costa il permesso.
Come ti assistiamo, dall’estero e in Italia
La maggior parte del lavoro che decide una domanda di Carta Blu si svolge prima di arrivare in Italia. Prepariamo la pratica dal Paese di origine, verifichiamo il titolo, otteniamo la Dichiarazione di Valore tramite il consolato italiano o prepariamo e traduciamo i documenti per l’attestato di comparabilità del CIMEA, curiamo la traduzione giurata e la legalizzazione o l’Apostille e portiamo la documentazione al livello richiesto dalle autorità italiane. Seguiamo poi la pratica sul territorio italiano, accanto al datore di lavoro dove serve, attraverso il nulla osta, il visto di ingresso e il permesso di soggiorno. Che tu sia ancora all’estero o già in Italia, hai di fronte un solo team che conosce sia il riconoscimento dei titoli sia la procedura di immigrazione.
Riferimenti normativi: Direttiva 2009/50/CE del Consiglio, decreto legislativo 108/2012, direttiva (UE) 2021/1883, decreto legislativo 152/2023, articolo 27-quater del decreto legislativo 286/1998, circolare congiunta n. 2829 del 28 marzo 2024 del Ministero del Lavoro e del Ministero dell’Interno.
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